Local. E non Editor.

agosto 15th, 2011 § 1 commento

“Le cose si rompono in continuazione. Bicchieri, piatti, unghie. Le promesse. I cuori.”

Jodi Picoult

A me, per dire, piace la birra nei bicchieri di plastica.
E lo so che non si può bere nella plastica. Ma ricorda l’estate. E le feste. E il stare nelle piazze con questi bicchieri in mano. Parlare, ridere, rivedere, abbracciare, fotografare, decidere cose, organizzare, ecc. E quanto meno buona può essere una birra così? Non tanto.
E poi mi piacciono le sagre. Ed è vero che ci sono festoni, eventi, social-eventi, occasioni uniche al mondo, personaggi famosi da conoscere, vips. Ma alla sagra di Marniga, per dire, puoi parlare con personaggi che da 20 anni almeno, ogni anno, strappano scontrini per Risotto al Tastasal e grappe. E ne hanno viste di facce. Ne potrebbero raccontare di cose. Ci hanno viste crescere, da bambine a ragazzine e infine donne. E poi ci hanno viste innamorate, incazzate, ubriache e saltellanti. Hanno addobbato con amore e passione il loro paese. Bandierine e foglie di alloro. Tutto per accoglierci. Noi e altre centinaia di persone tra turisti e Local. E come potrei desiderare di essere altrove?
E poi c’è anche la musica da sagra. A me piace. Vasco Rossi su base musicale, quasi remix. E possiamo di certo affermare che Ben Harper è un Dio, i Pearl Jam dovrebbero raggiungere la beatificazione e Battisti bisognava clonarlo. Affermiamolo. Ma pensate alla band di Amadori, anonimo concertista da piazze. Pensiamo all’impegno della band che deve seguire la cantante nel suo tubino bianco su tacchi a spillo. E una folla di 20 scatenati ballerini. Italiani, tedeschi, giovani e vecchi. Tutti per lui. Pensate all’emozione. E alla gioia dilagante di quel momento.
E il Risotto al Tastasal nel piatto ustionante di plastica. E la fila per averlo. Vogliamo paragonarlo ad un qualsiasi Ristorante vista Lago con candela e calici per il vino?

E niente. Ognuno è quello che è.
E quando si viene buttati e scaraventati in mezzo a quello che non ci appartiene come discoteche, mocassini, 40enni semi nude che si strusciano su tutti, alcool e depravazione… beh quando succede questo, tutte queste cose diventano ancora più importanti.

E’ bello essere Local.
Local nel mondo. Del Mondo.
Ed è bello sentirsi sempre a casa. Che sia davanti alla Pilotta, davanti al Lago al Tramonto, davanti alla Rocca di Novellara o in mezzo ai trulli pugliesi. L’importante è potersi circondare sempre di quello che ci appartiene. Per sentirsi sempre a casa.

§ Una Risposta a Local. E non Editor.

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