Strani giorni.

“Quando sono con altra gente – non importa se estranei o molto vicini – c’è un pensiero che non mi abbandona: sanno tutti fare con naturalezza ciò di cui io mi sento assolutamente incapace: mettere radici.”

Che tu sia per me il coltello, David Grossman

A volte, mentre sto guidando, districandomi tra il traffico, la nebbia, la neve e la pioggia, mi capita di vederla. Lì davanti a me.
Mentre canticchio canzoni che nemmeno sapevo potessero piacermi, eccola.
E la voce si blocca. Si abbassa.
Come se qualcuno mi stesse abbassando il volume.

Eccola.

La luce.
Arriva proprio verso di me.
E’ così piena. Viva.
La guardo intesamente.
Abbandono i miei pensieri.
Li metto da parte.

E rimango a bocca aperta davanti a cotanta bellezza.
Cotanto bagliore.
Dove mi porterà?
Sarà un posto dove c’è sempre il sole?
E potrò imparare a suonare la chitarra?
Sarò sola o ci sarà qualcuno con me?
C’è il mare?

E quando la mia testa -ormai- è già partita verso i verdi campi assolati della fantasia più assoluta, mi tocca tornare alla realtà e rendermi conto che si tratta soltanto dell’ennesimo camionista invasato con Padre Pio che sfoggia un crocefisso illuminato con 5.000 lampadine a Led, che Las Vegas gli può fare -anche- un certo lavoretto.
Mano o bocca a discrezione.

Ecco, cosa può succedere di così paranormale in questa palude.

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