Urlare contro il vento.

Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.
– Italo Calvino

C’è questa scena in Jack Frusciante è uscito dal gruppo.
Si ecco, questa scena, in cui Stefano Accorsi e Violante Placido sono su una Vespa lanciata a tutta velocità.
Per quello che può essere.
Solo colli bolognesi intorno.
E loro lanciati a mille.
Arrivano su questo prato.
Urlando. Si urlando.
Che se si potesse raccontare, sarebbe disperato.
Come far uscire milioni di pensieri, che le parole non riuscirebbero nemmeno a rendere l’idea.
Invece una voce tirata, ecco, una voce tirata, sa spiegare.
E lui -lui- inizia a ballare questa canzone.
Ma non ballare nel senso vero della parola.
Inizia a ballare questi pensieri.
Muoversi in tutti i modi possibili per far uscire questi pensieri.

Ecco.

Non è una scena così triste.
A pensarci bene.
Se la guardi attentamente sa di libertà.
Sa di libertà da tutti i pensieri.

E sa di tanti momenti in cui l’unica cosa che vorresti fare è urlare.
Urlare contro al vento.
Perchè è come urlare contro nessuno.

Ho tanti pensieri.
Ma non sono triste.
E vorrei solo urlare.

Voglio solo essere abbracciata.
Amichevolmente abbracciata.

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