Basta poco per cambiare

“La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento”— C. Bukowski

Che colore ha una giornata uggiosa?
E che sapore ha una vita mal spesa?

Me lo chiedo spesso negli ultimi giorni.

E’ tanto tempo che non scrivo. 6 mesi. Succede.
La vita di prende e ti trascina.
Lo ammetto, tante volte sono stata vicina al voler scrivere… poi le parole sembravano non voler uscire.
E mi mancava. Mi manca.
Qui c’è una parte di me. Una parte importante di me.

L’altro giorno mi stavo auto-distruggendo mentalmente per il lavoro.
Non sono mai stata ambiziosa. O meglio. Non ho mai desiderato essere titolata. Poi, da quando lavoro per questa ‘azienda’, qualcosa dentro di me è cambiato. C’è tutto un fermento intorno. Paroloni come crescita, formazioni, talento, ecc. Persone che fanno. Vanno. Crescono. E io. Io che faccio bene il mio lavoro, mi impegno, mi danno, vorrei far di più, vorrei mettermi alla prova, vorrei che mi fosse data un’opportunità per dimostrare cosa posso fare. E invece niente. Io rimango lì. Perchè è noioso far bene quello che già sai di saper far bene. E’ poco sfidante.
E niente, mentre mi stavo auto-distruggendo, mi sono ricordata le parole della mia collega-in-crescita: “guarda che chi non si accontenta mai, non sarà mai felice”. Prima ho avuto un mancamento nell’udire la parola accontentarsi così vicina alla parola felicità. Ma poi ci ho pensato.

Cosa mi rende felice? Tornare a casa alla sera.
Cosa voglio fare nella vita? Viaggiare.

Si. Voglio viaggiare. Non voglio perdere tempo nel fare strategie per distruggere questo e quello. Preferisco sprecare il mio tempo a cercare posti nuovi da voler vedere. E cercare il modo di partire. Perchè senza titoli, i soldi sono pochi.

Poi ieri mi arriva un messaggio: “ehi è morto il dani”.
Il Dani. Un amico del lago. Quelle amicizie nate per qualche estate passata insieme e poi messe nel cassetto.
Però lui era sempre lì. Era lì perchè qualche anno fa si era ammalato di tumore.
E ha lottato. Lottato veramente tanto.
E con lui hanno lottato i suoi amici. E il Max.
Ci siamo rivisti l’anno scorso ad una sagra di paese.
Solo un ciao. Fugace. Veloce. Ma più intenso di mille parole che avremmo potuto sprecare.
Non in quel momento. No. Perchè era appena tornato a casa. Perchè era tutto finito. E avremmo avuto tante altre occasioni per vederci. Per parlare.

Poi, questa estate, alla stessa sagra, l’ho cercato con lo sguardo. Per 3 sere.
Ma niente. Lui non c’era.

“Max ma il dani come sta?”
“…eh insomma. L’hanno riportato dentro. Devono operarlo ancora. Non vuole nemmeno vederci perchè dice che tanto tra poco torna a casa”

E invece no. Cazzo.
Non è passato nemmeno un mese da quel discorso e lui non c’è più.

E potrei stare qui ore a parlare di quanto è ingiusto tutto questo, ma preferisco lasciarlo all’immaginazione.
Preferisco parlare, invece, di quanto tempo si spreca ad inseguire cose inutili.
A volte ci si ritrova in mezzo ad una folla assurda che corre. E tutti vogliono arrivare. E l’obittivo diventa solo arrivare.
Ma arrivare dove mi chiedo??? Oggi seduta qui, mi chiedo, arrivare dove?

Alla fine dei miei giorni cosa conta essere diventata una super rispettata titolata se per questo ho dovuto trascurare famiglia, amici, viaggi, ecc? Stiamo chiusi in quel grosso cubo blu tutto il giorno a pensare come poter fare per emergere. E intanto là fuori la gente muore, cambia, cresce, si sposta.

Cosa conta alla fine conoscere tutti i trucchi del mestiere per fottere gli altri se non sappiamo nemmeno che colore ha una giornata uggiosa?
Non ci sto più. Io sto con le persone. Decido di vivere e non di arrivare.

Lo dobbiamo fare. Devo farlo.
C’è chi non l’ha avuto questa possibilità.

Ciao Dani.
Mai smettere di lottare. Mai.

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Nuotando nell’aria.

Un giorno, all’improvviso, ho smesso di aver qualcosa da dire.
Poi è arrivato il giorno dopo, domani, e ancora nulla da dire. Poi quello dopo. E quello dopo ancora.
Non so come è successo.
Uno che conosco dice che non ho più niente da dire perchè sono felice.
E allora sono felice.

Svegliarsi accanto a qualcuno.
Passare le serate a parlare.
Cucinare per qualcuno.
Fare progetti.
Disegnare con la mente qualcosa.
Sentirsi chiamare.
Incrociare lo sguardo.
Essere complici.
E tutto quello che ne fa parte.

Si sono felice.
Sono rimasta aggrappata alla barca fino all’ultimo secondo. Ma la corrente era così forte che ho deciso di lasciarmi andare. Di buttarmi tra le onde. E via.

E ora non mi resta che nuotare.
E divertirmi.

Se affogo ci sarà qualche bagnino pronto a tirarmi su.
Amen.

Non ci resta che piangere

E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi.
– Massimo Volume.

Passo l’ultimo giorno di questo 2011 a fare qualcosa che -forse- ho trascurato troppo: riposare.

Potrei passare altri 20 minuti qui a stilare una lista di cose che vorrei fare nell’anno nuovo. Cose banali come smettere di fumare, dimagrire, diventare ordinata, passare più tempo con amici e famiglia. Ma sarebbe tempo sprecato.
E’ molto più semplice comprare un bel diario completamente bianco da riempire giorno dopo giorno.
Più volte ho avuto la conferma che le cose che non ti aspetti sono le migliori.

Allora mi auguro un 2012 così come viene.
Io mi ci butto. E questo mi può bastare per essere felice.

Tutto. O niente.

“La fedeltà da molti è considerata una restrizione, io la considero intelligenza. Se hai qualcuno che vale al tuo fianco,non lo lasci sfuggire tradendolo. Ci sono persone che valgono più delle tentazioni che durano un secondo.”

~ A Midsummer Night’s Dream.

In tanti sport è così.
Se hai paura, rimani rigido o aggrappato per paura di cadere, succede che ti fai male veramente.

E nella vita funziona allo stesso modo.

Bisogna capire qual’è il momento giusto.
E lasciarsi andare. Lasciare che la corrente ci porti via. La vita ci porti via. Godere dell’adrenalina che sale. Senza averne paura.
Non è necessario essere spericolati. Pazzi. Fuori di testa. E’ solo questione di lasciarsi andare.
Come un tuffo da una scogliara. Come lasciarsi totalmente tra le onde. Come lanciarsi con lo skate ai piedi. Come farsi trascinare da un’aquilone in mezzo al lago. Come rotolare giù da una collina. Come tante cose.

Non lasciarsi andare sarebbe come avere paura di vivere.
Ma come in tutte le cose, se anche c’è il rischio di cadere e farsi male, perchè non provarci?
Chi ha detto che non dovremmo riuscirci?

Potremmo riscoprirci campioni.
In qualche sport. Impresa impossibile. Vita.

Quest’anno sotto l’albero vorrei trovare un pacco di vita. Da scartare avidamente. Guardare. Provare. Indossare subito.
Un pacco di cose da fare, vedere, provare, sentire, stringere, ricordare, conservare, ridere. E tutto quello che ne consegue.

Un anno dopo, rock’n’roll.

Se il vecchio Alex pedalava con l’energia disperata di un Girardengo appena più basso e rock era perché andava a casa di una persona speciale. Più che una ragazza gli pareva un intero disco di Battisti.

– Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Le cose cambiano in continuazione.
Sembra sempre tutto uguale, colpa delle abitudini. Vecchie bastarde.
Invece, invece le cose cambiano.
Mutano. Evolvono. Si spostano. E niente.
Prendi la macchina. Vai al lavoro. Parli. Mangi. Ridi. Dormi.
La domenica la pizza e il sabato con gli amici.
Tutto sembra uguale.

Mi guardo allo specchio.
Sono dimagrita. Anche se ora ho la pancia gonfia di Guinnnes.
Porto pantaloni a vita alta. E ho le unghie più lunghe.
Ho un tatuaggio.
Lui è sempre uguale. E’ sempre lì.
Ha un significato importante. Un periodo della mia vita.
Un periodo finito. E che mi ha resa quella che sono ora.

Ma nel suo essere sempre uguale, mi ricorda come le cose possano cambiare.
Un giorno ti regalano un tatuaggio per il tuo compleanno.
E l’anno dopo nemmeno si ricordano di farti gli auguri.

Me ne sono accorta oggi.
E questo dimostra che la prima ad essere cambiata sono proprio io.

Un po’ amo anche il Natale quest’anno.
Mi mette meno tristezza del solito.
Ho voglia della mia famiglia, sempre troppo distante. E dei miei amici, sempre con ritmi così diversi dai miei. E anche di Love Actually e Vinicio Capossela. Ho voglia di vischio e di caldarroste. Ho voglia di neve. Poca. Non troppa.

Berlusconi si è dimesso. Interessante.

“Mi dissero che per farla innamorare dovevo farla ridere… Ma ogni volta che ride, m’innamoro io!”

— (via thisisthewarofmylife)

Berlusconi si è dimesso.

E, a mia zia, sono cresciuti i capelli dopo le varie cure di chemio. Mia cugina è stata mollata dal morosino. E a 17 anni queste cose hanno un certo peso. La mia amica Ledi si è sposata con un bellissimo pancione. Ho rivisto tutti i miei amici, venerdì. E mi hanno fatta sentire a casa. Insomma, un po’ gli manco. Mi hanno detto che sono particolarmente bella ultimamente. E -qualcuno- che sono anche brava a fare da bere. Fuori splende il sole. E nonostante tutto, credo ancora nelle 40. Ore. Ho tanti amici che mi mancano. E che non posso abbracciare quando voglio perchè lavoro 7 giorni su 7. E ho tanti amici a cui manco. E che hanno paura di non vedermi più perchè lavoro troppo. Ad una persona cara hanno trovato un morbo raro da curare. E io non so come starle vicino. La mia conquilina ha tolto una stampella. E in via Emilia Est 24, viviamo ormai in 6. Avrei una voglia incredibili di surfare. E sedermi in riva al mare a non fare nulla. Se non ascoltare il rumore delle onde. Sono bianchiccia e ricordo una stracciatella pugliese. I kiwi hanno smesso di sapere di kiwi. Ma in compenso ci sono gli yogurt alle noci. Ho dimenticato il profumo del lago. Ma se mi concentro riesco ancora a disegnare con la mente il profilo delle montagne che mi stanno sempre di fronte. Tra poco torno a Dublino. Gita all’IKEA e guinness come una 14enne. Anzi 18enne. Non esageriamo. Bevo spritz campari e mangio cibo spazzatura. A volte.

Insomma, sarò anche superficiale, ma in tutto questo… a me cosa interessa se Berlusconi si è dimesso? Di certo le sue dimissioni non troveranno una cura per il tumore al seno di mia zia. Non mi daranno 40 ore. E non porteranno le pizze per me. Ma soprattutto -le sue dimissioni- non mi regaleranno un compleanno con tutte le persone che mi mancano a morire. E allora preferisco essere superficiale ma vivere per le cose che mi fanno stare bene e le persone che amo. Almeno questo sarà un piccolo mondo perfetto. E magari non festeggio nemmeno il compleanno.

Tiè.

Matrimonio [in]aspettato.

“Non è vero che non credi all’amore. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco e perché quello che vedi non è mai perfetto.”

— (O. Fallaci)

Abbiamo parlato a lungo di matrimoni.
Era giusto luglio. Ed eravamo in puglia ad un matrimonio. Appunto.
C’è chi sognava tutto perfetto. Chi voleva qualcosa di insolito. E chi nemmeno ci pensava.
E il bello era essere lì, insieme. E stare bene. Anche se abbiamo storie diverse e sogni diversi.

Abbiamo riso. Scherzato. E tanto sognato.
Ma soprattutto -nessuna- si sarebbe mai immaginata quello che è successo oggi.

C’è chi portava addosso un segreto e che oggi ci ha portate tutte dentro a quella stanzetta del Comune di Parma. C’è chi ha cercato di rendere questo giorno degno di una favola. Come di sua natura. Chi si è messa il vestito delle feste per l’occasione. E io, che porto con me un segreto. Giusto da luglio. Giusto da quei giorni.

E’ stato bello essere lì tutte insieme.
Proprio come in quei giorni.
In quei giorni in cui sono iniziate tante avventure.