Novembre 6, 2009

Non sopporto le giornate uggiose.

…mi ricordano che non ho l’opzione:

“rimanere in casa al calduccio, abbracciata come un biscotto Mulino Bianco a qualcuno mentre guardiamo una serie infinita di film [e facciamo l'amore], mangiamo robette direttamente sul divano [e facciamo l'amore], chiaccheriamo di tutto con sottofondo tictictictic della pioggia sulla ringhiera del balcone [e facciamo l'amore], facciamo la pizza e la guardiamo cuocersi lentamente dal vetro del forno [e facciamo l'amore], rimaniamo sotto le coperte per ore per il semplice fatto che stiamo bene così come stiamo, con le gambe incastrate, l’uno con l’altra [e facciamo l'amore].
Ecc.”

Nonostante -comunque- io abbia un folta rubrica di uomini [?] disposti a dividere il mio scaldotto a tempo determinato.
Alcuni anche co.co.co. e collaborazione occasionale.

Detesto le giornate uggiose.
Mi viene una malsana voglia di birra.

Novembre 5, 2009

Ci sono notti che non accadono mai.

Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle.

[Blow]

A volte penso ai viaggi che vorrei fare.
Viaggi che ho fatto e rifatto, dentro di me.

Posti da esplorare girandosi a 360° a ripetizione.
Profumi da tuffarcisi senza guardare.
Colori da schiantarcisi contro. Senza paura.
Terra con cui sporcarsi le mani e i pantaloni neri.
Acqua da bagnarsi i piedi.
Sabbia da conservare in una valigia sopra ad un armadio.

Viaggi che vorrei fare con qualcuno.
E non perchè da single non posso farli.
Ma perchè vorrei condividere certe scintille.
Vorrei guardare rivedere certe scintille negli occhi di qualcuno.
Vorrei far emozionare qualcuno con quello che mi emoziona.

Ecco perchè certi viaggi rimangono lì.
In sospeso.
Tra il dire e il fare.
In attesa di qualcuno con cui scintillare.

Novembre 4, 2009

A day in the life.

Le persone come me…
…quelle che si sentono spesso dire “ma tu sorridi sempre“.
Quelle che si sentono scoppiare il cuore con un niente.
Una briciolina.
Quelle a cui basta il sole per rendere una giornata speciale.
Quelle che credono a tutti, perchè sono convinte che in tutti ci sia del buono.
O quasi.
Quelle che credono che prima o poi arrivi qualcuno.
Qualcuno che ci dia le attenzioni che non chiediamo. Ma che desideriamo.

Ecco.

Le persone così, le persone come me, che sono sempre felici e sono capaci di sorridere anche tra le lacrime… le persone così… beh poi basta un niente. Un secondo. E paff. Culo per terra.

Basta la realtà.
Basta svegliarci un attimo dal nostro mondo pastellato e inconfettato.
Basta che le parole non contino più niente.
E puff.

Culo per terra.

E altro che sorrisi tra le lacrime.
A volte ci vorrebbe un miracolo.

Novembre 3, 2009

Senza far rumore. Sono qui.

Esistono persone che diventano speciali, non per il modo di essere o di agire, ma per la profondità con cui attirano i nostri sentimenti.

Nessuno è indispensabile.

Però, cavoli, ci sono quelle persone lì… quelle che ti rimangono sempre un po’ lì. A metà strada tra il cuore e la testa.
Quelle che non sono indispensabili, ma.
Che magari ti ci metteresti più di impegno.
Sprecheresti anche un po’ di dignità [tutta?].
E ti butteresti a testa in giù.

Un tuffo.

Tappati il naso.

Quelle persone lì.
Quelle che potrebbero -anche- fare la differenza.

Che quando ti butti, cadi e ti fai male… poi pensi che ne è valsa lo stesso la pena.

Non sono indispensabili, ma.
Ma…forse si?

Io… beh, mi sono tuffata.
Ancora. E sento già i lividi.
Ma ne vale sicuramente la pena.

Novembre 2, 2009

Le cose strane poi la gente le fraintende sempre.

“Le ho scritto una lettera. Mi è sempre piaciuto scrivere lettere. Le parole sono un corteggiamento violento. Entrano dentro la carne di chi le legge. Le parole scritte fanno paura. Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell’anima; quando si parla si mente, quando si scrive no. Non è possibile. É come tirare fuori da sé qualcosa di vitale e spaventoso, come un organo spiaccicato sulla carta. Incartare un fegato e spedirlo, questo è scrivere lettere.”

Simona Vinci

…il potere delle parole è infinito.

Potrei stare qui a scrivere per qualcuno.
O forse per tutti.
Magari per qualcuno che non c’è.
Non esiste. Se non dentro di me.

E mi fa ridere ripensare che c’è chi crede che abbia trovato l’amore.

Per due parole, scritte in fila.
Parole che parlano di un istante.
Un emozione sentita. E -subito- scritta.

Per fare l’amore bisogna essere in due.
Bisogna volersi guardare e scoprire, in due.
Due. Ripeto.

Ottobre 30, 2009

L’opposto dell’amore è la paura.

…perché le cose non vanno mai come vuoi tu anzi è più facile cambino ancora di più.
Così io ti prendo per mano e ti porto con me perché a darsi un appuntamento che speranza c’è?

Strade di FranciaDaniele Silvestri

Non riesco proprio a capire perchè mi ispiri le cose più disparate…
Tipo oggi, ad un certo punto, mentre vado verso l’ufficio facendo la fog riders, alla radio passano una canzone. Una roba a caso. E mentre saltello sul seggiolino, facendo ’stussare’ la macchina a ritmo di musica, comincio a pensare che mi piacerebbe sentirla con te. Ma non sentirla per caso alla radio di un bar mentre ci beviamo un semplice aperitivo.
No no no.
Immagina un viaggio.
Uno di quelli in cui dici “partiamo?”.
Eccertochepartiamo.
“E dove andiamo?”.
Partiamo. E poi ci fermiamo dove vogliamo fermarci.
Quei viaggi che fondamentalmente la meta non conta un cazzo.
Che te ne puoi andare anche a Pomposa. Che tanto anche lì c’è il mare. E d’inverno, il mare ha quella nostalgica bellezza, ovunque tu vada.
Ecco, immagina un viaggio così.
E mentre viaggiamo parliamo.
Parliamo di te. Di me. Di quello che ci appassiona.
Di quello in cui crediamo.
Di quello che immaginiamo.
Senza paura di essere giudicati.
Così come ci viene.
Citando canzoni, libri, blog.
E poi facciamo le foto.
E parliamo.
Ecco.
E poi, dalla radio ignorata per tutto il viaggio, all’improvviso parte questa canzone.
A riempire quel piccolo buco in cui sono cadute le parole.
Quei buchi, che in realtà sono pozzi di emozioni.
Presente?

Ecco.

Questo.
Che poi me ne frega -a me- di immaginarmi di baciarti. O di fare l’amore.
Quando posso immaginare di fare l’amore con le tue parole? E con quello che hai da dire?

Ottobre 29, 2009

Inverno fu.

Ci sono cose che proprio non riesco a gestire.
Tipo i saluti.
Quelli che già sanno di addio.
Quelli in cui tu già sai che devi schiacciare stop e l’unica cosa che ti rimane da fare è rewind e poi play. Sui ricordi.
Non ci sarà rec.
No. Almeno per un bel po’.

Ecco, io, queste cose non riesco a gestirle.

E vederti uscire da questo ufficio -per sempre- con un sacchetto di plastica della Contabile, con dentro quello che ne rimane della tua scrivania …beh… mi ha uccisa. Presa a sberle, calpestata, presa a pugni e sputi.

E potrei mettermi a scrivere tutto quello che non ci sarà più, ma mi fa troppo male.

Non sono pronta a gestire certe cose.

Ottobre 28, 2009

Noi siamo quelli che vorrebbero vivevere a colori.

You may not be her first, her last, or her only. she loved before she may love again. But if she loves you now, what else matters? She’s not perfect – you aren’t either, and the two of you may never be perfect together but if she can make you laugh, cause you to think twice, and admit to being human and making mistakes, hold onto her and give her the most you can. She may not be thinking about you every second of the day, but she will give you a part of her that she knows you can break – her heart. So don’t hurt her, don’t change her, don’t analyze and don’t expect more than she can give. Smile when she makes you happy, let her know when she makes you mad, and miss her when she’s not there.

Bob Marley

Ci sono quelle giornate lì.
Quelle che hanno il sapore del piumone.
Quelle giornate in cui ti svegli senza la sveglia.
Appoggi dolcemente i piedi a terra.
Il pavimento è caldo.
Guardi fuori. Piove.
Il vicino corre verso casa con le borse della spesa.
Accendi l’Ipod e selezioni King of Convenience.
E a piedi nudi ti dirigi verso la dispensa.
Biscotti. Fette biscottate. Marmellata. Succo di pompelmo. Yogurt. Muesli. Mirtilli. Caffè al Ginseng.
E caffè della Moka.
Che quando viene su, si intona con la musica.
E rilascia quel buon profumo di buona giornata.
Poi. Poi, arriva.
Ti abbraccia da dietro mentre versi il caffè.
E succede un casino.
Casino che si sistema con un bacio.
Un bacio che sa di caffè.

E tutto prende il sapore di buona giornata.
Che ti viene come naturale farci l’amore.
Tanto la colazione rimane lì.
E anche i King of Convenience.
Come una piccola parentesi aperta.
E poi chiusa.

Ecco.
Ci sono di queste giornate.
Quelle in cui vorresti tanto che iniziasse così.
Invece … che con la radio sveglia che sicuramente passa Tiziano Ferro. E non l’ultima canzone -quasi carina- ma Raffaella è mia. E poi appoggi i piedi e il pavimento è freddo e le ciabatte sono sotto al letto. E mi chiedo perchè. Poi la finestra è chiusa e fa troppo freddo per aprirla. L’ipod è scarico e mi sono pure dimenticata di comprare la marmellata di lamponi. La moka è da lavare e… quasi dimenticavo, sono sola in casa.

Buon giorno.

Ottobre 26, 2009

Una Eva Kant senza Diabolik.

Sarebbe bello se -adesso- succedesse qualcosa, nella mia vita, che abbia il sapore dell’indice che pulisce la ciotola in cui la nonna ha appena impastato la torta allo yogurt.

Quella dei 7 vasetti.

Sarebbe veramente bello.

Non che io sia amante del dolce.
Ma ogni tanto…
Un coccola. Ecco.

Ottobre 22, 2009

I want to sleep with common people like you.

I want to live like common people
I want to do whatever common people do
I want to sleep with common people
I want to sleep with common people like you.

Mi ritrovo, ad oggi, con tanti pezzi di puzzle tra le mani.
Pezzi bellissimi. Ma di puzzle diversi.
Che saranno belli quanto vuoi, ma insieme non dicono nulla.
Persone con cui mi sono scontrata.
C’è chi si è fermato anche solo per un secondo.
Chi è fuggito.
Ma tutti hanno lasciato questa scia infinita di luce.
Tanti piccoli pezzi di puzzle.

E ci sono giorni che vorrei veramente mettermi lì, scegliere un pezzo e dedicarmi alla ricerca di tutti quelli mancanti.
Mentre ci sono altri giorni in cui penso che forse dovrei darmi al Cubo di Rubik o allo Shanghai.

E alla fine, prendo tutti i pezzi e li metto nel cassetto.
In attesa di decidere cosa farne.

Per le pulizie di primavera c’è tempo.

Che devo dedicarmi alla casa nuova, al calcio e al lavoro da barista. E chissà che intanto qualcuno non entri chiedendo se è permesso