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accettando il rischio di perdersi, di perdere, di fallire. perché non saremmo mai gli stessi, io non sarei la stessa e tu non saresti lo stesso, se non ci avessimo provato. e forse è per questo, quando le cose vanno male, che ci si può sentire così male. perché si riconosce la propria mancanza di coraggio. o si misura quella dell’altro.
Sono alla continua ricerca di qualcosa.
Qualcosa che non c’è.
Perchè è l’unica cosa che forse non avrò mai.
Vorrei sentirmi dire: sono orgoglioso di te.
Sono orgoglioso per le scelte che hai fatto.
Perchè sei stata coraggiosa. Perchè hai rischiato. Perchè ti sei presa le tue responsabilità. Perchè non hai smesso di metterti in gioco.
Invece. Invece per colpa di queste stesse scelte, non mi sentirò mai dire sono orgoglioso di te.
E posso anche cercare di tenere la mia mente occupata con mille puttunate tra feste, libri da scrivere, belle parole al vento, case da arredare, partite da giocare, viaggi da fare, ore a far ridere i malati vestita da scema, uomini che vorrei poter conoscere meglio, ecc… ma alla fine tutto mi riporta lì.
E poi. E poi mi viene in mente che stanotte ho sognato una persona.
Di quelle che quando te le trovi davanti, ti tocca fare il CTRL+ALT+CANC del cervello. E mi sono ricordata che mi aveva detto scrivimi. Così ci sentiamo.
E io ho scritto.
Mi sono messa lì, in una piovosa domenica pomeriggio, e ho scritto.
Ma lui, non ha mai risposto.
E poi c’è che volevo un regalo -uno- per il mio compleanno.
Ed è era semplice.
Ti prego fai che … .. sia.
E invece no.
E allora domani mattina mi alzerò alle 7.
Facciamo 7.10 -dopo lo snooze.
E andrò dalla parrucchiera per esaltare il mio inutile lato femminile: l’apparire. Poi -non a caso- prenderò ben 15 kg tra vestiti, scarpe e cose che luccicano e le metterò in un trolley. Poi. Poi. Domani sera andrò a dimenticare un po’ di queste cose in quel di Berlin.
Un martinazzi.
Un vodka&cola.
E via.
E … mamma li turchi.



















