Non ci resta che piangere
dicembre 31st, 2011 § Lascia un commento
E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi.
- Massimo Volume.
Passo l’ultimo giorno di questo 2011 a fare qualcosa che -forse- ho trascurato troppo: riposare.
Potrei passare altri 20 minuti qui a stilare una lista di cose che vorrei fare nell’anno nuovo. Cose banali come smettere di fumare, dimagrire, diventare ordinata, passare più tempo con amici e famiglia. Ma sarebbe tempo sprecato.
E’ molto più semplice comprare un bel diario completamente bianco da riempire giorno dopo giorno.
Più volte ho avuto la conferma che le cose che non ti aspetti sono le migliori.
Allora mi auguro un 2012 così come viene.
Io mi ci butto. E questo mi può bastare per essere felice.
Tutto. O niente.
dicembre 14th, 2011 § 4 commenti
“La fedeltà da molti è considerata una restrizione, io la considero intelligenza. Se hai qualcuno che vale al tuo fianco,non lo lasci sfuggire tradendolo. Ci sono persone che valgono più delle tentazioni che durano un secondo.”
In tanti sport è così.
Se hai paura, rimani rigido o aggrappato per paura di cadere, succede che ti fai male veramente.
E nella vita funziona allo stesso modo.
Bisogna capire qual’è il momento giusto.
E lasciarsi andare. Lasciare che la corrente ci porti via. La vita ci porti via. Godere dell’adrenalina che sale. Senza averne paura.
Non è necessario essere spericolati. Pazzi. Fuori di testa. E’ solo questione di lasciarsi andare.
Come un tuffo da una scogliara. Come lasciarsi totalmente tra le onde. Come lanciarsi con lo skate ai piedi. Come farsi trascinare da un’aquilone in mezzo al lago. Come rotolare giù da una collina. Come tante cose.
Non lasciarsi andare sarebbe come avere paura di vivere.
Ma come in tutte le cose, se anche c’è il rischio di cadere e farsi male, perchè non provarci?
Chi ha detto che non dovremmo riuscirci?
Potremmo riscoprirci campioni.
In qualche sport. Impresa impossibile. Vita.
Quest’anno sotto l’albero vorrei trovare un pacco di vita. Da scartare avidamente. Guardare. Provare. Indossare subito.
Un pacco di cose da fare, vedere, provare, sentire, stringere, ricordare, conservare, ridere. E tutto quello che ne consegue.
Un anno dopo, rock’n'roll.
dicembre 2nd, 2011 § Lascia un commento
Se il vecchio Alex pedalava con l’energia disperata di un Girardengo appena più basso e rock era perché andava a casa di una persona speciale. Più che una ragazza gli pareva un intero disco di Battisti.
- Jack Frusciante è uscito dal gruppo.
Le cose cambiano in continuazione.
Sembra sempre tutto uguale, colpa delle abitudini. Vecchie bastarde.
Invece, invece le cose cambiano.
Mutano. Evolvono. Si spostano. E niente.
Prendi la macchina. Vai al lavoro. Parli. Mangi. Ridi. Dormi.
La domenica la pizza e il sabato con gli amici.
Tutto sembra uguale.
Mi guardo allo specchio.
Sono dimagrita. Anche se ora ho la pancia gonfia di Guinnnes.
Porto pantaloni a vita alta. E ho le unghie più lunghe.
Ho un tatuaggio.
Lui è sempre uguale. E’ sempre lì.
Ha un significato importante. Un periodo della mia vita.
Un periodo finito. E che mi ha resa quella che sono ora.
Ma nel suo essere sempre uguale, mi ricorda come le cose possano cambiare.
Un giorno ti regalano un tatuaggio per il tuo compleanno.
E l’anno dopo nemmeno si ricordano di farti gli auguri.
Me ne sono accorta oggi.
E questo dimostra che la prima ad essere cambiata sono proprio io.
Un po’ amo anche il Natale quest’anno.
Mi mette meno tristezza del solito.
Ho voglia della mia famiglia, sempre troppo distante. E dei miei amici, sempre con ritmi così diversi dai miei. E anche di Love Actually e Vinicio Capossela. Ho voglia di vischio e di caldarroste. Ho voglia di neve. Poca. Non troppa.
Berlusconi si è dimesso. Interessante.
novembre 13th, 2011 § 3 commenti
“Mi dissero che per farla innamorare dovevo farla ridere… Ma ogni volta che ride, m’innamoro io!”
— (via thisisthewarofmylife)

Berlusconi si è dimesso.
E, a mia zia, sono cresciuti i capelli dopo le varie cure di chemio. Mia cugina è stata mollata dal morosino. E a 17 anni queste cose hanno un certo peso. La mia amica Ledi si è sposata con un bellissimo pancione. Ho rivisto tutti i miei amici, venerdì. E mi hanno fatta sentire a casa. Insomma, un po’ gli manco. Mi hanno detto che sono particolarmente bella ultimamente. E -qualcuno- che sono anche brava a fare da bere. Fuori splende il sole. E nonostante tutto, credo ancora nelle 40. Ore. Ho tanti amici che mi mancano. E che non posso abbracciare quando voglio perchè lavoro 7 giorni su 7. E ho tanti amici a cui manco. E che hanno paura di non vedermi più perchè lavoro troppo. Ad una persona cara hanno trovato un morbo raro da curare. E io non so come starle vicino. La mia conquilina ha tolto una stampella. E in via Emilia Est 24, viviamo ormai in 6. Avrei una voglia incredibili di surfare. E sedermi in riva al mare a non fare nulla. Se non ascoltare il rumore delle onde. Sono bianchiccia e ricordo una stracciatella pugliese. I kiwi hanno smesso di sapere di kiwi. Ma in compenso ci sono gli yogurt alle noci. Ho dimenticato il profumo del lago. Ma se mi concentro riesco ancora a disegnare con la mente il profilo delle montagne che mi stanno sempre di fronte. Tra poco torno a Dublino. Gita all’IKEA e guinness come una 14enne. Anzi 18enne. Non esageriamo. Bevo spritz campari e mangio cibo spazzatura. A volte.
Insomma, sarò anche superficiale, ma in tutto questo… a me cosa interessa se Berlusconi si è dimesso? Di certo le sue dimissioni non troveranno una cura per il tumore al seno di mia zia. Non mi daranno 40 ore. E non porteranno le pizze per me. Ma soprattutto -le sue dimissioni- non mi regaleranno un compleanno con tutte le persone che mi mancano a morire. E allora preferisco essere superficiale ma vivere per le cose che mi fanno stare bene e le persone che amo. Almeno questo sarà un piccolo mondo perfetto. E magari non festeggio nemmeno il compleanno.
Tiè.
Matrimonio [in]aspettato.
novembre 10th, 2011 § Lascia un commento
“Non è vero che non credi all’amore. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco e perché quello che vedi non è mai perfetto.”
— (O. Fallaci)
Abbiamo parlato a lungo di matrimoni.
Era giusto luglio. Ed eravamo in puglia ad un matrimonio. Appunto.
C’è chi sognava tutto perfetto. Chi voleva qualcosa di insolito. E chi nemmeno ci pensava.
E il bello era essere lì, insieme. E stare bene. Anche se abbiamo storie diverse e sogni diversi.
Abbiamo riso. Scherzato. E tanto sognato.
Ma soprattutto -nessuna- si sarebbe mai immaginata quello che è successo oggi.
C’è chi portava addosso un segreto e che oggi ci ha portate tutte dentro a quella stanzetta del Comune di Parma. C’è chi ha cercato di rendere questo giorno degno di una favola. Come di sua natura. Chi si è messa il vestito delle feste per l’occasione. E io, che porto con me un segreto. Giusto da luglio. Giusto da quei giorni.
E’ stato bello essere lì tutte insieme.
Proprio come in quei giorni.
In quei giorni in cui sono iniziate tante avventure.
La differenza. Tra me e te.
ottobre 30th, 2011 § 2 commenti
“Riesco con un dito a toccare una nuvola anche se so che è lontana chilometri, ma mi piace essere all’altezza della mia fantasia.”
— Snoopy
Per questo non comprerò mai un iPhone.
La scena tipo è una coppia seduta al tavolo. Atmosfera. Candela spenta. Birra fresca davanti. E una pizza infornata da aspettare. Lei accarezza il suo iPhone alla ricerca di “cazzi-altrui”. Lui insistentemente pigia il monitor alla ricerca di una botta di vita.
Hanno smesso di fare l’amore. Soprattutto con le parole.
E mi chiedo quando hanno smesso di vedersi.
Questo mi domando.
Proprio questo.
Vedo fiumi di persone entrare.
Coppie colorate. Coppie improbabili. Coppie silenziose. Coppie incazzate con il mondo. Coppie allegre. Coppie fac-simile. Coppie allargate. Coppie innamorate. Coppie spaiate. Coppie imbranate. Coppie e basta.
A volte mi viene da ridere. Altre da vomitare.
Mi fanno paura.
Fotografo tutti. E conservo tutto qui, nella mia testa, con “quello che non vorrei mai essere”.
E passo le giornate a chiedermi come si possa diventare così.
Se hanno scritto un manuale, voglio vederlo.
Voglio capire. Voglio dargli -anche- un po’ fuoco.
Sono le spettacolo più brutto a cui si possa assistere.
E mi tocca rimanere seduta in prima fila senza popcorn e coca cola.
Preferirei restare sotto ad un piumino grado di calore 6+6. E giocare un po’. Ridere. Divertirmi. Chiudere gli occhi. E ri-iniziare da capo.
A me viene bene vivere. Quasi sempre.
Vivere bene, ovviamente.
E forse, per questo, non diventerò mai come loro.
Forse.
Anzi, sicuramente.
Take my time.
ottobre 9th, 2011 § 2 commenti
“Ti ricordi della lealtà? Ogni notte che non passi come vorresti, ogni volta che inganni un desiderio, ogni rinculata è un attentato alla lealtà. Devi essere dove davvero vuoi essere, devi essere con chi davvero vuoi essere.”
— Vinicio Capossela – Non si muore tutte le mattine
Vivo a Parma da 12 mesi. Ormai.
E la mia vita è cambiata tantissimo.
Ho conosciuto persone bellissime.
Vivo in una casa modesta, molto modesta. Ma mi sento a casa.
Sono riuscita a prendere i miei tempi. Gli spazi.
Ho un supermercato e dei vicini che si ricordano di me.
Ho qualche ristorante preferito. E anche qualche bar.
E mi sono creata qualche nuova abitudine.
Ho un lavoro che amo. Troppo, forse.
E sarebbe un mondo perfetto se potessi avere qui tutte le persone che amo.
Mi rendo conto di quante cose mi perdo ogni giorno.
E quante cose loro si perdono di me.
Probabilmente mia mamma ancora non sa che ho imparato a farmi la ceretta.
Mamma si. Credimi.
E le mie amiche non ci crederanno mai che ho un armadio ordinato. Preciso. Si mai.
I miei amici. Poi. Non scommetterebbero un euro su un mio parcheggio a S. Ma tocca anche quello. E dovreste vedermi come mi immetto arrogantemente in strada al mattino.
E sono cavolate. Ma cavolate di ogni mio singolo giorno, che passo qui.
Ho iniziato a prendere la vita a “perchè no” in faccia. E ora metto le mani sulle orecchie per non sentire i consigli degli altri. Non di tutti, ecco. E mi sono tuffata. Se voi foste qui, con me, mi vedreste ridere. Ridere di gusto. Anche se canticchio ancora la Pausini.
Io non voglio crescere. Andate a farvi fottere.
settembre 29th, 2011 § 1 commento
La felicità non ha parole perchè ti tappa la bocca con un bacio.
(Source: cartastagnola)
Vorrei, ora, il potere assoluto di poter far tornare indietro il tempo.
Vi capita mai di avere la sensazione di non aver goduto abbastanza di certi momenti così belli?
Ecco.
Non vorrei tornare indietro per cambiare le cose.
Vorrei solo poter rivivere certe cose.
E viverle ancora di più.
Vorrei iniziare ancora questa estate così breve.
Ed è una frase così banale che se ci fosse il tasto mi piace, avrei già raggiunto il numero massimo.
Commerciale. Direbbe qualcuno.
Ci sono così tante cose che vorrei ancora fare.
Andare al mare, a Gardaland, cenare all’aria aperta, indossare quel vestito verde, ascoltare un concerto sotto alle stelle, vedere una stella cadente e cercare un desiderio da esprimere, bere una birra sdraiata su un prato, guardare un tramonto sul mare, abbracciare amiche che non vedo da tanto, mangiare in qualche festa paesana, pranzare in riva al Lago, … e molto altro.
E questa estate se ne è andata così velocemente che …non so.
Meglio non fare piani. Mai.
E vivere. Ora.
Anche in giornate così.
In cui servirebbe un miracolo.
E l’adrenalina è fortissima.
La grande famiglia.
settembre 14th, 2011 § 2 commenti
“la prima regola perché le persone a cui vogliamo bene continuino a trovarci sopportabili dovrebbe essere riuscire a lasciar andare quello che ormai è successo e non puoi cambiare.”
Eravamo lì.
Semplicemente bastava esserci.
Eravamo un insieme di persone tanto diverse, quanto uguali.
Chi viene dal sud. Chi dal nord ed è più terrone. Chi si è laureato. Chi sogna il mare e le stelle della sua terra. Chi rincorre la carriera. E chi invece aspetta solo di farsi una famiglia. Chi una famiglia già ce l’ha. E chi sogna solo la felicità.
Eravamo lì. E stavamo bene lì.
Che a trentanni ti senti anche un po’ stupido in serate così.
Sportelle aperte e casse a tutto volume.
E si scatena la gara a chi mette la musica più stupida.
Dani, si gira e mi dice piano: “mi sembra di essere a casa”.
Ed è questo. Questo, cavolo.
Passi ore ed ore a lavorare. A pensare. Riflettere. A farti passare la fame dall’ansia. E basta una sera così a farti sentire a casa.
Tante volte mi hanno detto “questa azienda è una grande famiglia”.
E per la prima volta lo sento veramente. E nessuno me l’aveva promesso.
Era un mese che non scrivevo.
Sono successe tante cose. E soprattutto non sono più sul mio Lago.
Ma quello che conta è che mi sento sempre così.
Amo questa vita. Amo la mia vita.
Local. E non Editor.
agosto 15th, 2011 § 1 commento
“Le cose si rompono in continuazione. Bicchieri, piatti, unghie. Le promesse. I cuori.”
— Jodi Picoult
A me, per dire, piace la birra nei bicchieri di plastica.
E lo so che non si può bere nella plastica. Ma ricorda l’estate. E le feste. E il stare nelle piazze con questi bicchieri in mano. Parlare, ridere, rivedere, abbracciare, fotografare, decidere cose, organizzare, ecc. E quanto meno buona può essere una birra così? Non tanto.
E poi mi piacciono le sagre. Ed è vero che ci sono festoni, eventi, social-eventi, occasioni uniche al mondo, personaggi famosi da conoscere, vips. Ma alla sagra di Marniga, per dire, puoi parlare con personaggi che da 20 anni almeno, ogni anno, strappano scontrini per Risotto al Tastasal e grappe. E ne hanno viste di facce. Ne potrebbero raccontare di cose. Ci hanno viste crescere, da bambine a ragazzine e infine donne. E poi ci hanno viste innamorate, incazzate, ubriache e saltellanti. Hanno addobbato con amore e passione il loro paese. Bandierine e foglie di alloro. Tutto per accoglierci. Noi e altre centinaia di persone tra turisti e Local. E come potrei desiderare di essere altrove?
E poi c’è anche la musica da sagra. A me piace. Vasco Rossi su base musicale, quasi remix. E possiamo di certo affermare che Ben Harper è un Dio, i Pearl Jam dovrebbero raggiungere la beatificazione e Battisti bisognava clonarlo. Affermiamolo. Ma pensate alla band di Amadori, anonimo concertista da piazze. Pensiamo all’impegno della band che deve seguire la cantante nel suo tubino bianco su tacchi a spillo. E una folla di 20 scatenati ballerini. Italiani, tedeschi, giovani e vecchi. Tutti per lui. Pensate all’emozione. E alla gioia dilagante di quel momento.
E il Risotto al Tastasal nel piatto ustionante di plastica. E la fila per averlo. Vogliamo paragonarlo ad un qualsiasi Ristorante vista Lago con candela e calici per il vino?
E niente. Ognuno è quello che è.
E quando si viene buttati e scaraventati in mezzo a quello che non ci appartiene come discoteche, mocassini, 40enni semi nude che si strusciano su tutti, alcool e depravazione… beh quando succede questo, tutte queste cose diventano ancora più importanti.
E’ bello essere Local.
Local nel mondo. Del Mondo.
Ed è bello sentirsi sempre a casa. Che sia davanti alla Pilotta, davanti al Lago al Tramonto, davanti alla Rocca di Novellara o in mezzo ai trulli pugliesi. L’importante è potersi circondare sempre di quello che ci appartiene. Per sentirsi sempre a casa.


















