Novembre 20, 2009

Mamma li turchi!

[...]

accettando il rischio di perdersi, di perdere, di fallire. perché non saremmo mai gli stessi, io non sarei la stessa e tu non saresti lo stesso, se non ci avessimo provato. e forse è per questo, quando le cose vanno male, che ci si può sentire così male. perché si riconosce la propria mancanza di coraggio. o si misura quella dell’altro.

Qui

Sono alla continua ricerca di qualcosa.
Qualcosa che non c’è.
Perchè è l’unica cosa che forse non avrò mai.

Vorrei sentirmi dire: sono orgoglioso di te.

Sono orgoglioso per le scelte che hai fatto.
Perchè sei stata coraggiosa. Perchè hai rischiato. Perchè ti sei presa le tue responsabilità. Perchè non hai smesso di metterti in gioco.
Invece. Invece per colpa di queste stesse scelte, non mi sentirò mai dire sono orgoglioso di te.

E posso anche cercare di tenere la mia mente occupata con mille puttunate tra feste, libri da scrivere, belle parole al vento, case da arredare, partite da giocare, viaggi da fare, ore a far ridere i malati vestita da scema, uomini che vorrei poter conoscere meglio, ecc… ma alla fine tutto mi riporta lì.

E poi. E poi mi viene in mente che stanotte ho sognato una persona.
Di quelle che quando te le trovi davanti, ti tocca fare il CTRL+ALT+CANC del cervello. E mi sono ricordata che mi aveva detto scrivimi. Così ci sentiamo.
E io ho scritto.
Mi sono messa lì, in una piovosa domenica pomeriggio, e ho scritto.
Ma lui, non ha mai risposto.

E poi c’è che volevo un regalo -uno- per il mio compleanno.
Ed è era semplice.
Ti prego fai che … .. sia.
E invece no.

E allora domani mattina mi alzerò alle 7.
Facciamo 7.10 -dopo lo snooze.
E andrò dalla parrucchiera per esaltare il mio inutile lato femminile: l’apparire. Poi -non a caso- prenderò ben 15 kg tra vestiti, scarpe e cose che luccicano e le metterò in un trolley. Poi. Poi. Domani sera andrò a dimenticare un po’ di queste cose in quel di Berlin.

Un martinazzi.
Un vodka&cola.
E via.

E … mamma li turchi.

Novembre 19, 2009

Nuotando nell’aria.

È come per le torte, alla fine di ogni serata, del cheesecake e della torta di mele non rimane assolutamente nulla, della mousse di pesche e della torta di cioccolato ne rimangono delle fette, mentre la meravigliosa torta di mirtilli rimane intatta.

[My Blueberry Nights]

Ci sono giorni che penso che vorrei andarmene.
Prendere i miei vestiti, metterli dentro a quattro[cento] scatoloni e partire.
Trasferirmi in una città.
Piena di gente, colori, suoni, modi di fare, pensare.
Un posto dove io sarei solo un piccolo puntino.
Dove poter finalmente imparare l’inglese.
E lì, lì, imparare a vivere.
Assaporando modi-usi-costumi di tutto il mondo.
Poi, penso “si ma quale città“?
E lì, lì, veramente non saprei scegliere.
Ho lasciato il cuore in tanti posti.
Alcuni posti solo per i racconti delle persone che ci sono state.
Potrei andare a Berlino.
La città che ti fa dire “voglio tornare a Berlino. Mi manca”.
Oppure Dublino.
Piccola, a misura di uomo, ma estremamente bella.
Barcellona.
Perchè tra quelle vie ho vissute sensazioni che difficilmente dimenticherò.
Stoccolma.
Per i suoi caffè piccoli e accoglienti. E il suo essere così nordica.
Valencia. Stoccarda. Nantes. Praga. Londra. Edimburgo. Siviglia. Madrid. Galway. Amsterdam.
Ma non riesco a scegliere.
Vorrei essere ovunque.
Sceglierne una mi sembrerebbe limitativo.
E allora ripongo questo pensiero da qualche parte, lì, sempre lì.
In fondo non c’è bisogno di vivere in una città europea per conoscere il mondo.
Forse basta volerlo conoscere.
Forse basta aprire il cuore a tutto quello che non si conosce.

Un po’ come scegliere la via più lunga per attraversare la strada.
E metterci un anno.
L’importante è volerla attraversare.
No?

Novembre 17, 2009

Io ho un problema.

Con nome & cognome.

Mi dico: basta odio tutti gli uomini.
Non mi butterò più con nessuno.
E poi penso che lui è là. Esiste.
E non riesco a non pensare che -forse- dovrei fare qualcosa.
Allora guardo le foto.
Studio ogni dettaglio.
Scrivo.
Lascio tanti sassolini.
Che vorrei dicessero “trovami”.
E niente.
Non mi trova.
Oppure, non vuole trovarmi.
E questo sarebbe già qualcosa.
Dovrei -almeno- scontrarmici. Con questa realtà.
Ma tornerei al punto iniziale, cioè che odio tutti gli uomini.
E -invece- io quello che chiedo è una possibilità.
Una singola. Fottuta. Unica. Possibilità.
Potermi mostrare per quello che sono.
Mettermi in gioco.
E chiedere: tu sei disposto a giocare?
Vuoi provarci? Come viene.
Tanto i dadi rotolano sempre a caso.
Che se vuoi un punteggio alto, viene basso. E viceversa.
E allora tiriamoli questi dadi.
A caso.

Ma, ti prego, tiriamoli.

Novembre 16, 2009

Any given sunday.

Si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini.

[Ogni maledetta domenica]

Ora -ditemi- se voi foste me, la Uaz, cosa fareste?
Cosa fareste dopo aver giocato la vostra prima partita da portiere e aver incassato ben 11 goal!?!??
Che nel calcio femminile non è così raro.
Ma 11 goal fanno male.
Fanno male anche se tutti sanno che sono solo 2 mesi che cerco di imparare il mio ruolo. E che sicuramente non dovevo essere lì. Ma la sfiga, che ci vede sempre benissimo, ha voluto che non ci fossero altre scelte.
Cosa fareste voi?
Dopo cotanta umiliazione subita su un campo targato 42017, come me, cosa fareste voi?
Prendereste quella bellissima borsa blu firmata “Novellara Sportiva“, la giacca nuova, cosegnata proprio ieri [prima della partita, of course], le tute varie e li riportereste al mittente con tanto di dedica “scusate per il tempo perso”?
Perchè 11 goal fanno male.
Fanno male in mezzo a quel quadrato con gli occhi puntati.
Fanno male sui commenti della tribuna.
Fanno male sulle lacrime di chi ha dato TUTTO e tu vorresti che il tuo tutto sia almeno 1/4 del loro.
Fanno male come le pacche sulle spalle delle compagne e i loro “stai tranquilla“.
Fanno male quando sei sola tra quei pali e senti il respiro come se avessi corso per 90 minuti. Mentre invece è solo ansia.
Fanno male come le lacrime sul fischio di fine partita. Per lasciare su quel cazzo di campo la tensione. Almeno qualche etto.

Credetemi, 11 goal fanno male.

Però forse non del tutto.
Sto malissimo. E questo significa che ci credo tantissimo. E non lo credevo.
E poi non vedo l’ora che sia martedì per potermi allenare.
E migliorare.
E sinceramente, non ho mai sentito così tanta solidarietà e squadra come ieri. E adesso sono ancora più motivata. Perchè voglio migliorare per loro. Per la squadra.

Voglio arrivare a poterci ridere sopra.
Ridere sopra a questa maledetta domenica.

Anche se è ancora presto.

Quindi, voi cosa fareste?
Seguireste il vostro istinto e continuereste, oppure fareste la cosa più umanamente sensata, e … mollereste tutto?

Certo che, dopo la figura fatta ieri, la mia solia del pudore si è abbassata. Incredibilmente.
Se non odiassi tutti gli uomini e non fossi in sciopero dai tuffi nel vuoto, potrei anche pensare di tirare fuori la faccia tosta per dichiararmi.
Potrei. …magari con segno.

Novembre 13, 2009

Puoi giudicare come sono se vuoi, ma lo sai…

…non hai mai fatto na na na na per districarti dai tuoi guai?
La mia generazione ha un trucco buono critica tutti per non criticar nessuno e fa rivoluzioni che non fanno male così che poi non cambi mai…essere innocui insomma che sennò è volgare.

[Baby Fiducia - Afterhours]

E’ incredibile.
Tutti hanno la pretesa di sapere quello che senti.
Si si si.
Tutti sanno perchè fai le cose.
Perchè ti comporti così. E quelle robe lì.
E nessuno -mai- te lo viene a chiedere.
Nessuno ha il coraggio di guardarti dentro e vedere che c’è di più.
Nessuno vuole vedere che sei migliore di quello che sembri.
Nessuno vuole capire di essersi sbagliato.
Nessuno.

Nessuno.

Ma fa lo stesso.
Andiamo avanti.

Sono tre giorni che non accedo a Facebook e la sapete una cosa?
Non postando nulla, non mi ha in nota nessuno.
Che meraviglia…
Sto veramente bene senza sapere i fatti degli altri.
Si. Veramente.
E’ un’inutile accumolo di informazioni superflue e -soprattutto- una macchina diabolica di paranoie.

Basta. Basta. Basta.

Voglio darmi alle cose vere.
Voglio darmi alle emozioni vere.

Novembre 11, 2009

Reset.

Ho passato veramente troppo tempo a guardarmi intorno, alla ricerca di qualcuno. Qualcuno di interessante. Qualcuno con cui condividere cose. Emozioni. Sorrisi. Pianti. Risate. Quelle cose lì.

Ed ho perso di vista tante cose importanti.

E’ sbagliato.
Ma non posso fare a meno di farmi entusiasmare dalle persone.
Chi per uno sguardo. Chi per il modo di parlare. Chi per la particolarità del carattere. E chi per il modo di pensare. E fotografare.
Si. Non riesco a rimanere composta davanti a certe emozioni che sento sulla pelle.
E mi viene da ridere da sola. Si, veramente.
Perchè la maggior parte delle persone pensa che io mi innamori ogni 5 minuti. Che è vero. Ma è sbagliato il modo in cui lo pensano.
Non mi innamoro ogni 5 minuti perchè vanno bene tutti. E’ che non so contrallarmi davanti a quello che mi emoziona. E quindi mi innamoro delle cose. Delle persone. Dei luoghi. Delle situazioni.
Quante volte ho detto non ho mai riso così tanto. Non ho mai visto una cosa così bella. Ed è perchè -ogni volta- è qualcosa di nuovo. Un emozione nuova.

E credetemi se vi dico che le persone che in questo anno mi hanno colpito veramente, sono poche. Veramente poche.
Ne porto ancora i segni.
Quelle persone che ti rimangono lì.
Che se le senti nominare …rimani per qualche istante in apnea.
Apnea completa. Respiro. Parole. Pensieri.
E se le incontro, rimango sognante come un bambino in bianco e nero, davanti ad una vetrina di dolci.

Però adesso basta.

Basta. Basta correre.
Se qualcuno mi viene incontro, sicuramente inizierò a correre anche io.
Ma adesso voglio camminare.

Voglio camminare, inspirando tutti i profumi che mi circondano. Fotografando quello che mi circonda. Amando ogni singola cosa che posso toccare. E chiaccherando con chi mi sta accanto. Ascoltando.

This is the way. Now, I know.

Novembre 9, 2009

Forse ci sentono lassu’.

Non si può sempre perdere
per cui giochiamoci.

Ilaria: “…ma forse il problema è che non ti butti?”
Uaz: “…fosse quello il problema, veramente, non ci sarebbe problema”.

Non mi butto tanto. Lo ammetto.
Ma quando sono convinta che ne valga veramente la pena, vado.
Senza troppi indugi.

Quello che non ho fatto.

C’è uno a Barcellona che forse pensa che sono una pazza.
Per esempio.

E il problema, il problema, è il mio arrivare sempre in ritardo.
Arriva sempre qualcuna prima di me.
Qualcuna che -boh- chissà da dove se ne esce.

E io, che odio i ritardi e ritardatari, mi chiedo se mai arriverò anche io in orario? Almeno una volta.

Una.

…come a dire, almeno una volta, me la date anche a me la possibilità di giocarmela?

Bha.

Che poi, non è che è colpa mia, cioè non è che sono io che sono sbagliata, che sono brutta, che arrivo al momento sbagliato, ecc. … però basta.
Comincio a pensare siano solo scuse.
Come quelli che ti dicono di rimanere come sei, che tutto si sistema, quando invece devi dare il meglio. Il meglio di te.

Per un po’, comunque, inizia lo sciopero dei salti nel vuoto.

Novembre 6, 2009

Non sopporto le giornate uggiose.

…mi ricordano che non ho l’opzione:

“rimanere in casa al calduccio, abbracciata come un biscotto Mulino Bianco a qualcuno mentre guardiamo una serie infinita di film [e facciamo l'amore], mangiamo robette direttamente sul divano [e facciamo l'amore], chiaccheriamo di tutto con sottofondo tictictictic della pioggia sulla ringhiera del balcone [e facciamo l'amore], facciamo la pizza e la guardiamo cuocersi lentamente dal vetro del forno [e facciamo l'amore], rimaniamo sotto le coperte per ore per il semplice fatto che stiamo bene così come stiamo, con le gambe incastrate, l’uno con l’altra [e facciamo l'amore].
Ecc.”

Nonostante -comunque- io abbia un folta rubrica di uomini [?] disposti a dividere il mio scaldotto a tempo determinato.
Alcuni anche co.co.co. e collaborazione occasionale.

Detesto le giornate uggiose.
Mi viene una malsana voglia di birra.

Novembre 5, 2009

Ci sono notti che non accadono mai.

Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle.

[Blow]

A volte penso ai viaggi che vorrei fare.
Viaggi che ho fatto e rifatto, dentro di me.

Posti da esplorare girandosi a 360° a ripetizione.
Profumi da tuffarcisi senza guardare.
Colori da schiantarcisi contro. Senza paura.
Terra con cui sporcarsi le mani e i pantaloni neri.
Acqua da bagnarsi i piedi.
Sabbia da conservare in una valigia sopra ad un armadio.

Viaggi che vorrei fare con qualcuno.
E non perchè da single non posso farli.
Ma perchè vorrei condividere certe scintille.
Vorrei guardare rivedere certe scintille negli occhi di qualcuno.
Vorrei far emozionare qualcuno con quello che mi emoziona.

Ecco perchè certi viaggi rimangono lì.
In sospeso.
Tra il dire e il fare.
In attesa di qualcuno con cui scintillare.

Novembre 4, 2009

A day in the life.

Le persone come me…
…quelle che si sentono spesso dire “ma tu sorridi sempre“.
Quelle che si sentono scoppiare il cuore con un niente.
Una briciolina.
Quelle a cui basta il sole per rendere una giornata speciale.
Quelle che credono a tutti, perchè sono convinte che in tutti ci sia del buono.
O quasi.
Quelle che credono che prima o poi arrivi qualcuno.
Qualcuno che ci dia le attenzioni che non chiediamo. Ma che desideriamo.

Ecco.

Le persone così, le persone come me, che sono sempre felici e sono capaci di sorridere anche tra le lacrime… le persone così… beh poi basta un niente. Un secondo. E paff. Culo per terra.

Basta la realtà.
Basta svegliarci un attimo dal nostro mondo pastellato e inconfettato.
Basta che le parole non contino più niente.
E puff.

Culo per terra.

E altro che sorrisi tra le lacrime.
A volte ci vorrebbe un miracolo.