Chi ci verrà a salvare?

aprile 6, 2014 § Lascia un commento

“Hai presente quando la sabbia scotta, ma tu te ne freghi perchè tanto sai che stai correndo verso il mare? Ecco bisognerebbe vivere così.”

— (via letteredisguardi)

Bisognerebbe vivere così. Ecco.
Invece mi sembra di correre sui carboni ardenti senza riuscire a trovare la via di fuga.
Nessuno verrà a salvarmi. E non riesco a salvarmi da sola.
Domani finalmente saprò quale sarà il mio destino lavorativo. Domani.
Domani metterò un punto – nel male o nel bene. Un punto a cui voglio aggrapparmi per andare avanti.
Mi hanno detto spesso che la vita è fatta di compromessi.
Ma nessuno ti dice come poter sopravvivere quando le cose hai compromesso vanno alla deriva. Nessuno ti dice come puoi fare ad esserci senza esserci. Non puoi dividerti in due. Non puoi avere giorni di 30 ore. Non puoi. Anche se lo vuoi più di ogni altra cosa.

A cosa serve essere creativi e bravi in quello che si fa, se si deve rinunciare a se stessi? A fare altri compromessi? Vivere a metà?
La vita non è forse fatta di momenti? O forse devo credere che la vita è fatta di ruoli e ambizioni?
Non è forse meglio vivere i sorrisi degli amici? Cantare, ridere e urlare? Non è meglio passare del tempo con i genitori invece di farli pranzare da soli? Veder crescere i figli degli amici dal vivo e non in foto? Oppure abbracciare una nonna prima che si scorsi di te? Non è meglio stare vicini alle persone che hanno di bisogno di te?

Non lo so. Ho già rinunciato a tanto.
E mi chiedo se posso ancora farlo. Forse potrei essere felice con meno.

Domani saprò.

Sto bene.

febbraio 9, 2014 § 1 commento

“L’ultima volta che ti ho salutato, poi sono scappato in un cesso del bar ed ho pianto sul tempo che fugge e su ciò che rimane.”— Le rane, Baustelle

Ieri qualcuno mi ha scritto che almeno una volta all’anno scrivevo.
E’ vero. Non ci pensavo ma è passato un anno.
E, ammetto, che la cosa mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Non so cosa sia cambiato, effettivamente.
Un mio amico -un mio carissimo amico- che ha sempre letto il mio blog, mi ha detto che quando uno sta bene ed è felice, è normale che non abbia nulla da dire. Ma poi, qualche giorno fa, ho letto che l’ispirazione nasce sempre da un’emozione. Un’emozione.
Di emozioni ne provo tante.

Oggi vivo a Parma in un bellissimo bilocale di 50mq senza balcone.
Viviamo io, il mio compagno e -ogni tanto- lo stendino. Si perchè -credetemi- in un bilocale senza balcone, lo stendino diventa una presenza. Durante le decisioni importanti, mi sento quasi di interpellarlo.
Abbiamo una TV, una pc portatile, una discreta cantina che fatica a mantenersi fornita, un cesto della frutta sempre pieno sul tavolo, un piccolo armadio a 4 ante in due (che un tempo non bastavano nemmeno per me) e una cantina piena di vecchi mobili del mio compagno. Quei mobili che solo gli uomini riescono a comprare. Quelli che vedi nei negozi tipo Mercatone e che tutti si chiedono ‘ma che razza di casa avrà chi si compra questa roba’? Ecco. La casa di un uomo ex single. Ora questa casa è arredata con gusto (mio) e piena di tutte quelle cose inutili che solo noi donne riusciamo a comprare. Come cuoricini di vimini, piantine finte e lavagnette con frasi strappa-lacrime.
Un tempo vestivo camiche scozzesi, felpe e scarpe Vans. Oggi possiedo ben 4 camice (regalate da lui), due jeans aderenti, un paio di scarpe eleganti e anche un piumino super sottile. Il mio compagno, invece, mangia pasti regolari a base di verdura, zuppe e simpatizza per la raccolta differenziata. Anche se ancora non lo ammette.
Dicono che a stare insieme si diventa simili. E forse è vero.
Però qualcosa rimane. Qualcosa di tuo.
Fra 20 giorni prenderemo un aereo direzione Fuerteventura. Macchina a noleggio e base in Costa Calma. Alla grande scoperta del sud. Convincere un gran amante del voglio-la-vacanza-all-inclusive per un viaggio del genere, è stato semplice: il prezzo.Fino a 6 mesi fa circa, eravamo anche quasi proprietari di un bellissimo trilocale di edilizia convenzionata. Eh si. Stavamo per fare il grande passo. Avevamo anche preso 23mila euro dalla Regione Emilia Romagna per il bando delle giovani coppie. Ma è tutto saltato. Per la regione, la nostra casa è idonea per viverci -anche- in 3 persone. Quindi, il giorno del mio compleanno, siamo andati a firmare la disdetta e abbiamo invitato il nostro intermediatore a trasferirsi da a noi. Tanto c’è spazio. Ma ha rifiutato. Probabilmente per colpa dello stendino.
E oggi siamo qui. In attesa delle vacanze (rimandate per la casa) e della risposta sul mio futuro lavorativo.
Lavoro ancora come grafica-webdesign per quella famosa multinazionale d’arredamento. E, a breve, non lavorerò più sotto Parma ma direttamente per la sede centrale. Se mi prendono, si intende. Questa fase di transazione-mista-attesa mi sta veramente attraversando come un treno italo sulla linea dell’alta velocità. Ci sono giorni che non mi ricordo nemmeno che strada ho fatto per tornare a casa. Giorni in cui vorrei solo ridere. Altri solo piangere. Ho incubi tutte le notti. E ho perso un altro chilo.
Che poi, in questi due anni-quasi tre, ho perso circa 14 chili. Chi proclama l’anoressia, chi l’amore, chi qualsiasi-cosa. Non lo so. Ho perso 14 chili e sto bene. Non ho fatto diete con la bilancia sottobraccio. Non ho eliminato carboidrati o letto un libro sulla Dukan.

Sto bene.

Ho mille idee che mi frullano per la testa.
Ho mille cose che voglio fare.
E ho voglia di farlo.

ps. sono tornata al mio colore originale.

Il giorno nuovo

marzo 10, 2013 § 3 commenti

Fu una bastonata dura per me. Ma poi, che farci? Continuai la mia strada, in mezzo alle trasformazioni del mondo, anch’io trasformandomi.” — Italo Calvino

C’è il sole oggi.
Mi sono svegliata con una gran voglia di primavera.
Si, primavera. Voglio abiti colorati. Voglio farmi i capelli. Curarmi le unghie. Rifare il letto. Uscire e ingoiare avidamente questo profumo di primavera. Di cambiamento. Si. Oggi è il giorno del cambiamento. Quei giorni che ti alzi e pensi “oggi sarà un giorno nuovo“.
Ho messo i Coldplay. Tutta la discografia. E sono entrata piano nel mio blog. Ho toccato un po’ con mano le cose che avevo lasciato qui. I pensieri. Cose che mi hanno fatto piangere. Cose che mi hanno fatto bene. Cose che mi hanno cambiata. E poi ho aperto la finestra e ho fatto entrare questo profumo di primavera. Anche qui.
Erano mesi che non ci mettevo piede.
In questi mesi ho viaggiato. Ho vissuto. Ho vissuto accanto ad un uomo. Ho cucinato. Lavato. Conosciuto persone nuove. Ho riscoperto vecchie buone abitudini. La famiglia. Ho lavorato. Ho preso porte in faccia. Mi sono rialzata. E sono qui.
Ho preso residenza a Parma.
Vivo, anzi viviamo in un bellissimo bilocale. Con travi in legno. Ma senza balcone.
Però ho le padelle in ceramica. Se questo può contare.
Abbiamo dei progetti che vanno oltre alla cena del sabato sera in pizzeria.
E, se devo essere sincera, mi sento piena. Completa. Non so come spiegarlo.

Le mie amiche sono lontane, ma più vicine di prima.
C’è chi si è sposata e ora ha una bellissima casa. E un bellissimo matrimonio. C’è chi -invece- viaggia. Si viaggia. Perchè la vita non si vive per forza in due. La vita c’è soprattutto per te. E allora si viaggia. Si vive. C’è anche chi ha deciso di fare una cosa meravigliosa. Una gioia. Di nome e di fatto. Una bellissima bambina di nemmeno un mese e che ti guarda con degli occhioni vispissimi. E per lei c’è ancora tutto da fare.
Si tutto da fare.
Come un bellissimo foglio bianco.
Come eravamo noi.
Come eravamo noi, prima di incontrarci, crescere, cadere, rialzarci, viaggiare, innamorarci, piangere, ridere. Insomma prima di tutto quello che ci ha fatte diventare quelle che oggi siamo. E anche se siamo passate dalla frangia alle frisee, dalle zeppe agli anfibi, dalle maglie di ciniglia ai pantaloni a zampa, dai Take That alla house music, dal primo bacio al primo stronzo, dal parchetto sotto casa al bar di paese, dal Black Russian alla Vodka alla Mela Verde, anche se siamo passate dalle cose peggiori dei nostri anni, oggi siamo così.
Testa alta, sorriso sulle labbra e sempre quella gran voglia di respirare aria di primavera.

Sempre una gran voglia di un giorno nuovo.

Basta poco per cambiare

settembre 22, 2012 § 1 commento

“La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento”— C. Bukowski

Che colore ha una giornata uggiosa?
E che sapore ha una vita mal spesa?

Me lo chiedo spesso negli ultimi giorni.

E’ tanto tempo che non scrivo. 6 mesi. Succede.
La vita di prende e ti trascina.
Lo ammetto, tante volte sono stata vicina al voler scrivere… poi le parole sembravano non voler uscire.
E mi mancava. Mi manca.
Qui c’è una parte di me. Una parte importante di me.

L’altro giorno mi stavo auto-distruggendo mentalmente per il lavoro.
Non sono mai stata ambiziosa. O meglio. Non ho mai desiderato essere titolata. Poi, da quando lavoro per questa ‘azienda’, qualcosa dentro di me è cambiato. C’è tutto un fermento intorno. Paroloni come crescita, formazioni, talento, ecc. Persone che fanno. Vanno. Crescono. E io. Io che faccio bene il mio lavoro, mi impegno, mi danno, vorrei far di più, vorrei mettermi alla prova, vorrei che mi fosse data un’opportunità per dimostrare cosa posso fare. E invece niente. Io rimango lì. Perchè è noioso far bene quello che già sai di saper far bene. E’ poco sfidante.
E niente, mentre mi stavo auto-distruggendo, mi sono ricordata le parole della mia collega-in-crescita: “guarda che chi non si accontenta mai, non sarà mai felice”. Prima ho avuto un mancamento nell’udire la parola accontentarsi così vicina alla parola felicità. Ma poi ci ho pensato.

Cosa mi rende felice? Tornare a casa alla sera.
Cosa voglio fare nella vita? Viaggiare.

Si. Voglio viaggiare. Non voglio perdere tempo nel fare strategie per distruggere questo e quello. Preferisco sprecare il mio tempo a cercare posti nuovi da voler vedere. E cercare il modo di partire. Perchè senza titoli, i soldi sono pochi.

Poi ieri mi arriva un messaggio: “ehi è morto il dani”.
Il Dani. Un amico del lago. Quelle amicizie nate per qualche estate passata insieme e poi messe nel cassetto.
Però lui era sempre lì. Era lì perchè qualche anno fa si era ammalato di tumore.
E ha lottato. Lottato veramente tanto.
E con lui hanno lottato i suoi amici. E il Max.
Ci siamo rivisti l’anno scorso ad una sagra di paese.
Solo un ciao. Fugace. Veloce. Ma più intenso di mille parole che avremmo potuto sprecare.
Non in quel momento. No. Perchè era appena tornato a casa. Perchè era tutto finito. E avremmo avuto tante altre occasioni per vederci. Per parlare.

Poi, questa estate, alla stessa sagra, l’ho cercato con lo sguardo. Per 3 sere.
Ma niente. Lui non c’era.

“Max ma il dani come sta?”
“…eh insomma. L’hanno riportato dentro. Devono operarlo ancora. Non vuole nemmeno vederci perchè dice che tanto tra poco torna a casa”

E invece no. Cazzo.
Non è passato nemmeno un mese da quel discorso e lui non c’è più.

E potrei stare qui ore a parlare di quanto è ingiusto tutto questo, ma preferisco lasciarlo all’immaginazione.
Preferisco parlare, invece, di quanto tempo si spreca ad inseguire cose inutili.
A volte ci si ritrova in mezzo ad una folla assurda che corre. E tutti vogliono arrivare. E l’obittivo diventa solo arrivare.
Ma arrivare dove mi chiedo??? Oggi seduta qui, mi chiedo, arrivare dove?

Alla fine dei miei giorni cosa conta essere diventata una super rispettata titolata se per questo ho dovuto trascurare famiglia, amici, viaggi, ecc? Stiamo chiusi in quel grosso cubo blu tutto il giorno a pensare come poter fare per emergere. E intanto là fuori la gente muore, cambia, cresce, si sposta.

Cosa conta alla fine conoscere tutti i trucchi del mestiere per fottere gli altri se non sappiamo nemmeno che colore ha una giornata uggiosa?
Non ci sto più. Io sto con le persone. Decido di vivere e non di arrivare.

Lo dobbiamo fare. Devo farlo.
C’è chi non l’ha avuto questa possibilità.

Ciao Dani.
Mai smettere di lottare. Mai.

Nuotando nell’aria.

marzo 19, 2012 § 5 commenti

Un giorno, all’improvviso, ho smesso di aver qualcosa da dire.
Poi è arrivato il giorno dopo, domani, e ancora nulla da dire. Poi quello dopo. E quello dopo ancora.
Non so come è successo.
Uno che conosco dice che non ho più niente da dire perchè sono felice.
E allora sono felice.

Svegliarsi accanto a qualcuno.
Passare le serate a parlare.
Cucinare per qualcuno.
Fare progetti.
Disegnare con la mente qualcosa.
Sentirsi chiamare.
Incrociare lo sguardo.
Essere complici.
E tutto quello che ne fa parte.

Si sono felice.
Sono rimasta aggrappata alla barca fino all’ultimo secondo. Ma la corrente era così forte che ho deciso di lasciarmi andare. Di buttarmi tra le onde. E via.

E ora non mi resta che nuotare.
E divertirmi.

Se affogo ci sarà qualche bagnino pronto a tirarmi su.
Amen.

Non ci resta che piangere

dicembre 31, 2011 § Lascia un commento

E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi.
- Massimo Volume.

Passo l’ultimo giorno di questo 2011 a fare qualcosa che -forse- ho trascurato troppo: riposare.

Potrei passare altri 20 minuti qui a stilare una lista di cose che vorrei fare nell’anno nuovo. Cose banali come smettere di fumare, dimagrire, diventare ordinata, passare più tempo con amici e famiglia. Ma sarebbe tempo sprecato.
E’ molto più semplice comprare un bel diario completamente bianco da riempire giorno dopo giorno.
Più volte ho avuto la conferma che le cose che non ti aspetti sono le migliori.

Allora mi auguro un 2012 così come viene.
Io mi ci butto. E questo mi può bastare per essere felice.

Tutto. O niente.

dicembre 14, 2011 § 4 commenti

“La fedeltà da molti è considerata una restrizione, io la considero intelligenza. Se hai qualcuno che vale al tuo fianco,non lo lasci sfuggire tradendolo. Ci sono persone che valgono più delle tentazioni che durano un secondo.”

~ A Midsummer Night’s Dream.

In tanti sport è così.
Se hai paura, rimani rigido o aggrappato per paura di cadere, succede che ti fai male veramente.

E nella vita funziona allo stesso modo.

Bisogna capire qual’è il momento giusto.
E lasciarsi andare. Lasciare che la corrente ci porti via. La vita ci porti via. Godere dell’adrenalina che sale. Senza averne paura.
Non è necessario essere spericolati. Pazzi. Fuori di testa. E’ solo questione di lasciarsi andare.
Come un tuffo da una scogliara. Come lasciarsi totalmente tra le onde. Come lanciarsi con lo skate ai piedi. Come farsi trascinare da un’aquilone in mezzo al lago. Come rotolare giù da una collina. Come tante cose.

Non lasciarsi andare sarebbe come avere paura di vivere.
Ma come in tutte le cose, se anche c’è il rischio di cadere e farsi male, perchè non provarci?
Chi ha detto che non dovremmo riuscirci?

Potremmo riscoprirci campioni.
In qualche sport. Impresa impossibile. Vita.

Quest’anno sotto l’albero vorrei trovare un pacco di vita. Da scartare avidamente. Guardare. Provare. Indossare subito.
Un pacco di cose da fare, vedere, provare, sentire, stringere, ricordare, conservare, ridere. E tutto quello che ne consegue.

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